Collant gioiello: Chopova Lowena e la tendenza embellishment a Londra
A Londra paillettes e cristalli invadono le passerelle SS27, ma Chopova Lowena li porta su jersey e collant, in una sala da bowling piena di streghe: l'embellishment diventa quotidiano.

A Londra, a settembre, quasi tutto luccicava. Paillettes e foglie d'argento sugli abiti di McQueen, cristalli sui vestiti in rete di Erdem, cristalli ornamentali sugli abiti trasparenti di Simone Rocha, le faccine sorridenti di Celia Birtwell trasformate in paillettes da Burberry. Poi, in una sala da bowling di Bloomsbury, tra rami nodosi e oggetti da talismano, Chopova Lowena ha fatto la mossa più interessante per chi ama le calze: ha portato la decorazione sul jersey e sui collant. Lo scintillio, per una volta, non chiedeva un invito a cena.
L'arte dell'ornamento, versione casual
A raccogliere i nomi sotto un'unica etichetta, "The Art of Adornment", è Coveteur nel suo resoconto delle tendenze londinesi SS27, firmato da Ella O'Keeffe. Da McQueen, alla sua prima stagione londinese sotto Seán McGirr, abiti coperti di paillettes e foglie d'argento; da Erdem cristalli su vestiti in rete, slip di raso e gonne; da Burberry, Daniel Lee ha collaborato con Celia Birtwell, e le sue celebri faccine sono diventate paillettes su maglioni e décolleté; da Simone Rocha, cristalli ornamentali su abiti trasparenti. E poi Chopova Lowena, che secondo Coveteur ha scelto "un approccio più casual", decorando mini abiti in jersey e collant.
La differenza è di sostanza. Un abito da sera ricamato resta legato a un'occasione; un mini abito in jersey, il tessuto quotidiano per eccellenza, portato con un collant decorato, cambia il significato stesso della decorazione. Il brillio non è più un segnale di festa ma un dettaglio da portare anche al mattino, sopra un paio di anfibi.
A guardare bene, del resto, l'intera settimana spingeva la decorazione verso capi sempre meno cerimoniali. Erdem ha messo cristalli su slip di raso, Burberry ha coperto di paillettes dei maglioni: la biancheria e la maglieria, cioè le cose più intime e più quotidiane del guardaroba. Chopova Lowena ha semplicemente fatto un passo in più, fino alla gamba. È lì che l'embellishment smette di essere un effetto speciale e diventa un modo di vestirsi.
Streghe, bowling e una campionessa degli anni '50
La sfilata, l'unica che il marchio presenta ogni anno, si è tenuta al Bloomsbury Lanes. Come racconta 10 Magazine nella recensione di Claudia Croft, il punto di partenza erano le figure femminili del folklore slavo, streghe come Baba Yaga e la polacca Morana. A Dazed le designer hanno spiegato di aver studiato "personaggi della cultura slava che avevano il compito di far rispettare le regole prima della religione", figure di solito sinistre. Accanto a loro, un'eroina sportiva: Marion Ladewig, campionessa di bowling degli anni '50 che batteva regolarmente gli uomini.
In passerella c'erano camicette con maniche a sbuffo e corpetti ricamati di perline, portati sopra le gonne a pieghe con moschettone che sono la firma del marchio. Alcuni capi erano un patchwork di pizzo, tartan, pelliccia sintetica e quadretti vichy, accompagnati da collant che la stampa ha definito "chintzy", dall'aria un po' kitsch da tappezzeria a fiori. Poi camicie da bowling squadrate, boxer, leggings a righe, una collaborazione con Dr. Martens ("le portiamo davvero da tutta la vita", hanno detto le designer a Dazed), borse, più uomo e perfino capi per cani: il chihuahua delle designer, Nikita, ha sfilato in un piumino verde neon. In colonna sonora, tra le altre, "Monster Mash".
Il collant, in questo contesto, non è un accessorio neutro: è un'altra superficie su cui la collezione continua il suo racconto, come il pizzo e il tartan. E non è l'unico modo in cui il marchio ha lavorato sulla gamba in questa stagione: secondo il trend report di Marie Claire Nigeria, Chopova Lowena è tra i designer che hanno proposto anche gli shorts sopra i collant.
Chi sono Chopova Lowena
Emma Chopova e Laura Lowena si sono conosciute il primo giorno del corso triennale alla Central Saint Martins e hanno poi frequentato insieme un master congiunto, come ha raccontato i-D nel 2023: solo il secondo nella storia della scuola. Il marchio nasce nel 2017. Chopova si è trasferita dalla Bulgaria al New Jersey a sette anni, e proprio dal folklore bulgaro arriva il capo che le ha rese riconoscibili: la gonna a pieghe appesa a una cintura piena di moschettoni da arrampicata, costruita all'inizio con tovaglie in tartan e arazzi bulgari vintage di recupero. Quando il buyer di Matchesfashion ne ordinò trenta, ricorda i-D, andarono esaurite in un giorno. Nel 2020 il duo è stato tra i finalisti del Premio LVMH, che descrive il loro lavoro come un incontro tra riferimenti folklorici e sportswear, con tessuti riciclati e di stock.
A settembre il marchio ha aperto il suo primo negozio, il Chopova Lowena Clubhouse, al 84 di Teesdale Street, nell'East London: armadi in pino polacco, arazzi bulgari e un "bar delle gonne" dove personalizzare la propria gonna con moschettoni. "Volevamo che fosse uno spazio in cui stare con gli amici, provare vestiti, divertirsi", ha detto Emma Chopova ad AnOther: la stessa idea di moda come gioco che attraversa la collezione. E la gamba, lì, ha già un suo posto. Sull'e-shop del marchio, tra leggings in rete floccata e collant a rombi argyle, ci sono dei leggings in jersey ricamati di perline. Il collant gioiello della SS27, insomma, non è un capriccio di stagione ma la continuazione di un discorso.
Il collant che brilla, una storia lunga
Il collant decorato non è nato ieri. Già nel 1966, ricorda il Victoria and Albert Museum, Mary Quant vendeva le calze glitterate "Highball" in argento, oro, verde, blu e rosso: gli stessi anni in cui la sua linea di collant colorati stava cambiando il modo in cui le donne si vestivano la gamba. Da allora strass, cristalli e lurex sono rimasti soprattutto un affare della sera. Quello che cambia con la SS27 londinese non è la tecnica, ma il contesto: la decorazione passa dal vestito da cocktail al jersey, dall'eccezione all'abitudine.
Come portare il collant gioiello
Qualche regola per non trasformarlo in un costume:
- Base quotidiana. Mini abito in jersey, felpa oversize, gonna di jeans: più il resto è semplice, più il collant sembra una scelta e non un travestimento.
- Decorazione dosata. Di giorno, meglio punti luce sparsi o piccole applicazioni sulla caviglia che un collant interamente ricoperto.
- Denari giusti. Su un velato le applicazioni sembrano sospese sulla pelle, effetto più sofisticato; su un coprente nero diventano grafiche, perfette con stivali e anfibi.
- Scarpe basse e robuste. Anfibi, mocassini o ballerine smorzano la brillantezza e mantengono il tono visto in passerella (dove, non a caso, c'erano le Dr. Martens).
- Attenzione agli attriti. Borse a tracolla con fibbie, cappotti con chiusure a strappo e cinture con moschettoni sono i nemici naturali di un collant decorato: le applicazioni si agganciano facilmente.
- Guarda come è fissata la decorazione prima di comprare. Rovescia il collant: pietre incollate o termoapplicate sulla maglia, perline cucite e lurex lavorato nel filato si comportano in modo molto diverso. Il filato lucido è il più resistente, le pietre incollate le più facili da perdere. E conta dove sta la decorazione: su caviglia e stinco dura molto più che sulla coscia, dove le gambe sfregano.
- Cura da capo delicato. Lavaggio a mano in acqua fredda, niente strizzature, asciugatura in piano: un collant gioiello si tratta come un gioiello.
Un brillio da tutti i giorni
Quella di Chopova Lowena è una piccola rivoluzione di scala: prende il linguaggio più sontuoso della stagione, lo stesso delle sfilate di McQueen ed Erdem, e lo porta nel guardaroba reale, senza perdere l'ironia di una collezione che mette insieme streghe, bowling e un chihuahua in piumino. Per chi ama le calze il messaggio è semplice: la prossima primavera la gamba potrà brillare anche alle nove del mattino. Basta non prenderla troppo sul serio.


