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Star e outfit

Il "fun tight": perché i collant colorati sono tornati

Dai collant "I Heart Me" visti alla London Fashion Week a Mary Quant e Twiggy, fino al rosa di Valentino: storia e ritorno dei collant colorati e fantasia.

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Illustrazione: gambe con collant rossi, rosa, gialli, blu e neri

Nella galleria di street style della London Fashion Week c'è un look che vale da solo come manifesto: collant "I Heart Me" di Ashley Williams, stivali leopardati, un cappotto di tweed colorato bordato di pelliccia, cravatta a righe, maglia fantasia e un lungo filo di perle. Tutto insieme, tutto in contrasto, tutto voluto. È l'immagine perfetta del "fun tight", il collant colorato e decorato che dopo anni di nudi e neri discreti è tornato a essere il capo più divertente del guardaroba. Non è la prima volta: sessant'anni fa, un paio di collant giallo senape bastava a dichiarare da che parte stavi.

Londra, febbraio 2026: il ritorno dichiarato

A mettere un nome al fenomeno è stata Coveteur, con un articolo di Bianca Asare del 24 febbraio 2026 dal titolo eloquente, "All Hail, Fun Tights!". Il punto di partenza era la London Fashion Week autunno/inverno 2026, dove il collant si è presentato in molte forme.

In passerella, Bora Aksu ha accostato collant di pizzo bianco a un look da sposa anti-tradizionale grigio scuro, completo di mantella in tulle e velo. Sinead Gorey ha giocato su più registri: collant argyle con un abito camicia dai dettagli militari, e collant azzurro pallido coordinati a un cappotto dello stesso colore. Fuori dalle sfilate, lo street style ha fatto il resto, con zebrature e tigrati usati come pezzo forte e, appunto, i cuori di Ashley Williams sotto gli stivali leopardati.

La lettura di Coveteur è culturale prima che estetica: il ritorno del collant fantasia coincide con l'allontanamento dall'era del quiet luxury, mentre «massimalismo e accostamenti di colore» tornano sulle passerelle. Dopo stagioni di cappotti cammello e toni neutri, il collant è il modo più economico e reversibile per rompere le regole: costa poco, occupa pochissimo spazio e cambia completamente un outfit. Ma per capire perché funzioni così bene bisogna tornare indietro di sessant'anni.

Anni Sessanta: quando una gamba colorata era una rivoluzione

Prima dei collant c'erano le calze. Come ricorda il Victoria and Albert Museum, le donne portavano soprattutto calze color "American Tan", tenute su da giarrettiere o reggicalze: indumenti scomodi e costrittivi, che di fatto obbligavano le gonne a restare sotto il ginocchio. Il collant, cioè la calza unita alla mutandina, esisteva già: secondo Time, l'americano Allen Gant lo aveva messo a punto alla Glen Raven Mills e lanciato nel 1959 con il nome di "Panti-Legs". Ma a farlo decollare fu la minigonna, a metà degli anni Sessanta. Quando modelle come Twiggy e Jean Shrimpton cominciarono a portarla, le ragazze corsero a comprarsi un paio di collant.

La studiosa di media Moya Luckett, citata da Time, spiega bene la posta in gioco: prima della minigonna ci si aspettava che le donne indossassero l'intero arsenale di guaine e sottovesti. «I collant, tanto quanto la mini», dice, «erano un gesto di libertà, che puntava verso la giovinezza».

Il nome decisivo, a Londra, è quello di Mary Quant. Il V&A racconta che nell'autunno del 1963 i collant colorati erano già arrivati da Marks & Spencer, ma si diffondevano lentamente perché costavano cari: nel 1966 un paio costava 12 scellini, circa tre volte un paio di calze. Quant si alleò con la Nylon Hosiery Company, un'azienda fondata nel 1954 dalla famiglia Curry, emigrata di recente dall'India, per produrre collant in giallo senape, zenzero e prugna, oltre al nero. Nel 1966 arrivarono le calze glitterate "Highball", in argento, oro, verde, blu e rosso, con il logo della margherita sulla confezione.

Il risultato, secondo il museo, fu una rivoluzione silenziosa. Negli anni Settanta i collant avevano superato le calze nelle vendite, e nel 1973 il Sunday Times scriveva che Quant non aveva inventato i collant moda, ma che era «la ragione per cui la maggior parte delle donne li indossava». Il V&A definisce la sua linea di calzetteria, rimasta in produzione fino agli anni Ottanta, forse la più rivoluzionaria e sottovalutata delle sue idee.

Dal punk agli anni Ottanta

Da lì in avanti la gamba decorata non è più uscita di scena, ha solo cambiato tribù. Negli anni Ottanta è Madonna a portare i collant a rete dentro uno stile di chiara matrice punk, come ricorda un approfondimento di Barnebys: la calza a rete, simbolo storico di seduzione, diventa un segno di ribellione pop. Il meccanismo resta lo stesso degli anni Sessanta: una generazione che usa la parte più "intima" del guardaroba per dire qualcosa in pubblico.

Il ritorno: dal rosa di Valentino a TikTok

Il revival di oggi ha una data di partenza che molti indicano con precisione. A marzo 2022 Pierpaolo Piccioli presenta da Valentino la collezione autunno/inverno interamente in "Pink PP", un rosa acceso creato apposta per la maison. Alexander Fury, su AnOther, descriveva le modelle con gli arti «ricoperti di guanti e calze» dello stesso rosa, contro una scenografia rosa, fino a sembrare busti surrealisti sospesi. Secondo l'esperta di moda Dina Solomon, citata da PureWow, quel momento ha ridefinito il collant come «un pezzo che definisce il look».

Da allora il collant è tornato a essere un argomento. Julia Townsend, presidente di Kayser-Roth, il gruppo americano di calzetteria, lo ha definito sempre su PureWow «l'accessorio del momento», una tendenza «guidata da Millennial e Gen Z», che hanno spostato la categoria «dal pratico al must-have». Lo stesso articolo cita Zendaya, Hailey Bieber e Alexa Chung tra le star che hanno fatto della calza un punto focale, con opachi sotto blazer oversize o velati sotto shorts di denim, e ricorda che sulle passerelle autunno/inverno 2026 Miu Miu e Saint Laurent hanno abbinato microgonne a collant neri velati. Su TikTok proliferano i video di styling con collant colorati e fantasia, e la London Fashion Week non ha fatto che certificarlo.

Come portarlo senza sembrare in costume

Il look con i collant "I Heart Me" funziona perché è eccessivo con coerenza. Per chi vuole avvicinarsi al trend con meno rumore, qualche regola pratica:

  • Scegliete la densità giusta. Per un colore pieno ma non piatto, un semi-coprente da 30-40 denari offre, secondo la guida di Fogal, una copertura morbida con un effetto colore visibile; dai 50 denari in su il colore diventa compatto, più vicino al Pink PP di Valentino.
  • Un solo protagonista. Se il collant è fantasia, il resto dell'outfit resta su due o tre colori pieni.
  • Richiamate un colore. Il trucco di Sinead Gorey, collant azzurri con cappotto azzurro, è il più facile da copiare: la gamba sembra la prosecuzione del capospalla.
  • Pizzo chiaro con il nero. Come da Bora Aksu: contrasto romantico, mai infantile.
  • Animalier con misura. Se volete il leopardo sugli stivali, sulla gamba scegliete una fantasia piccola o una tinta unita.
  • Scarpe semplici. Mocassini, stivali lisci o décolleté basse lasciano la scena al collant.

Dove cercarli

Nella selezione di Coveteur compaiono nomi molto diversi, dal lusso al quotidiano: Paula Canovas Del Vas, Swedish Stockings, Wolford, MeMoí, Los Angeles Apparel, L'eggs, Hue, Wolf & Badger e la stessa Ashley Williams. Segno che il fun tight non è un capriccio da passerella: è già negli scaffali, a tutte le fasce di prezzo.

Sessant'anni dopo Mary Quant, il collant colorato continua a fare la stessa cosa: costa poco, si toglie in un attimo e dice molto. Forse è per questo che torna ogni volta che la moda ha voglia di smettere di essere seria.

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