London Fashion Week SS27: shorts sopra i collant, il ritorno dell'estetica anni 2000
Sei passerelle londinesi rilanciano shorts, collant e pop socks: da Mary Quant alle feste universitarie del 2009, storia e istruzioni di una silhouette che non se n'è mai andata davvero.

Per un certo periodo, verso la fine degli anni 2000, è stata quasi una divisa: micro shorts, collant neri coprenti, una maglietta di un gruppo musicale, stivaletti. Poi la combinazione è finita nelle foto delle feste universitarie, quelle che oggi si guardano con un misto di tenerezza e imbarazzo. Alla London Fashion Week di settembre, dal 17 al 21, dedicata alle collezioni primavera/estate 2027, quella silhouette è tornata in passerella: shorts portati sopra i collant, a volte sopra i pop socks, rifatti in sei modi diversi da sei designer diversi. Non è nostalgia pura, e non è una citazione isolata. È il segno che la gamba vestita è tornata al centro del discorso.
Sei passerelle, una silhouette
A mettere in fila i nomi è il trend report di Marie Claire Nigeria, firmato da Ashim Ojeh: Mithridate, Oscar Ouyang, Fashion East, Chopova Lowena, Aaron Esh e Yuhan Wang. Il report descrive un'estetica giovane, preppy e un po' spigolosa, ispirata agli anni '90 e 2000, in cui gli shorts sopra collant e pop socks compaiono di sfilata in sfilata, declinati con colori, proporzioni e tessuti diversi, fino al più delicato dei pizzi, il Chantilly.
Guardare più da vicino le singole collezioni aiuta a capire perché proprio questo capo, e perché ora.
- Yuhan Wang ha immaginato la camera da letto come un campo di battaglia tra compostezza e desiderio. Nella recensione di WWD firmata da Tianwei Zhang si parla di abiti e gonne costruiti con veri e propri mutandoni e culotte, strati di slip in pizzo fusi in un unico capo, calze di pizzo: vestiti che sembrano colti "a metà tra il vestirsi e lo spogliarsi", come ha detto la stessa designer nel backstage. Secondo Marie Claire Nigeria, pop socks e collant in pizzo erano parte integrante dello styling.
- Oscar Ouyang, designer cinese di base a Londra noto per la maglieria densa e artigianale, ha sfilato nella vecchia Rochelle School di Shoreditch con una collezione dedicata a quella fase tra adolescenza ed età adulta in cui si saccheggia l'armadio dei genitori per una grande serata. WWD cita shorts da corsa gonfiati, nappe metalliche e un uncinetto che ricorda il pizzo irlandese. A chiudere, Lennon Gallagher sulle note di "Girls and Boys" dei Blur.
- Aaron Esh, che ha costruito il suo marchio su una sartoria quasi solo nera, grigia, bianca e blu navy, si è lanciato nel colore all'Electric Ballroom di Camden. Ad AnOther ha spiegato di volere vestiti con "l'atteggiamento di chi ascolta musica fortissima. E pomicia con qualcuno". In passerella anche leggings effetto coccodrillo, fatti di pezzi di pelle tagliati uno a uno e ricamati insieme.
- Chopova Lowena, in una sala da bowling, ha mandato in passerella boxer, leggings a righe e collant definiti "chintzy", dall'aria kitsch da tappezzeria, come ha scritto 10 Magazine.
- Mithridate, il marchio con base a Guangzhou disegnato da Daniel Fletcher, ha aperto la settimana immaginando Lady Diana che incontra Princess Julia, icona dei club londinesi, sulla strada per il Blitz, il locale leggendario degli anni '80.
- Fashion East, la piattaforma che da anni lancia i nuovi nomi di Londra, ha presentato quattro designer (Mé Mé, Jacek Gleba, Goyagoma by Traicelene Pratt e Louis Mayhew) in uno skatepark, tra tulle, trafori di pizzo e ricami colorati.
Il filo comune non è un revival preciso. È un'età: quella in cui ci si veste prendendo in prestito, mescolando il guardaroba dei grandi con il proprio, la lingerie con l'abbigliamento sportivo.
Da Mary Quant alle feste del 2009
Che gli shorts sopra i collant ci sembrino una cosa "da ragazze" non è un caso. Il collant stesso nasce come capo generazionale. Come ricostruisce il Victoria and Albert Museum, prima degli anni '60 la maggior parte delle donne portava calze color "American Tan" tenute su da giarrettiere e reggicalze con ganci metallici: scomode, e soprattutto incompatibili con una gonna sopra il ginocchio, che avrebbe lasciato vedere tutto. Nell'autunno del 1963 i collant colorati erano già in vendita da Marks & Spencer, ma nel 1966 costavano 12 scellini al paio, circa tre volte un paio di calze.
A cambiare le cose fu Mary Quant, che con la Nylon Hosiery Company sviluppò collant tinti in giallo senape, zenzero, prugna e nero. Nel 1973 il Sunday Times scrisse che Quant non aveva inventato i collant, ma che "era il motivo per cui la maggior parte delle donne li portava". Negli anni '70 i collant vendevano più delle calze. La minigonna e il collant sono, in sostanza, la stessa invenzione vista da due lati: senza il secondo, la prima non si poteva ballare.
Quarant'anni dopo, la stessa logica ha prodotto gli shorts sopra i collant. Grazia UK, in un articolo del 2018, ricordava le micro shorts con collant indossate in pieno inverno alle feste universitarie, con t-shirt di band e la frangia "da MySpace", e raccontava come Alexa Chung le avesse riportate a Parigi in versione adulta: shorts in pelle, collant a basso denaro, stivaletti e un maglione di cashmere color farina d'avena. È la differenza tra citare un'epoca e rifarla uguale, e la stessa che separa le passerelle di settembre da un costume a tema anni 2000.
Il dettaglio del pizzo Chantilly
Tra i materiali citati per la SS27 ce n'è uno che dice molto. Il pizzo Chantilly, spiega la Fashion History Timeline del Fashion Institute of Technology, è un pizzo a fuselli nato nel XVII secolo a Chantilly, vicino a Parigi, riconoscibile per il fondo sottilissimo, il disegno contornato e l'abbondanza di dettagli, tradizionalmente in seta nera. Napoleone lo impose a corte, a metà Ottocento gli scialli in Chantilly nero erano ovunque, e il pizzo meccanico lo ha poi reso accessibile nel corso del Novecento.
Per secoli, dunque, è stato il materiale della sera e della lingerie. Metterlo accanto a un paio di shorts e a un collant significa spostarne il registro: non più la femminilità composta dell'abito lungo, ma quella di chi apre il cassetto della nonna e ci trova qualcosa da mettere il sabato sera. È, di nuovo, il gesto di Oscar Ouyang e dei suoi adolescenti in prestito.
Come portarlo adesso
La tendenza è dichiarata per la primavera 2027, ma gli shorts sopra i collant hanno senso soprattutto adesso, quando le gambe nude non sono più un'opzione. Qualche indicazione pratica:
- Parti dalla proporzione. Bermuda sartoriali o shorts al ginocchio sono il punto d'ingresso più semplice e il più adulto. Gli shorts cortissimi chiedono un collant coprente, altrimenti l'insieme sbilancia.
- Scegli i denari in base al messaggio. Un velato da 15–20 denari, nero o color pelle, è la versione alla Alexa Chung, più sofisticata. Un coprente da 60 denari in su rende il look grafico e decisamente invernale, più vicino alle feste del 2009.
- Il pizzo, uno solo. Se vuoi citare il Chantilly delle passerelle, lascia che sia l'unico elemento lavorato: collant o calzino in pizzo, tutto il resto liscio.
- Pop socks con intenzione. Il gambaletto sopra il collant funziona solo se si capisce che è voluto: in un colore a contrasto, oppure con un bordo in pizzo in vista.
- Le scarpe cambiano l'età del look. Ballerine, mocassini e mary jane lo mantengono giovane; uno stivale al polpaccio o un anfibio lo portano verso l'inverno e verso un pubblico più adulto.
- Il sopra conta quanto il sotto. Il maglione di cashmere di Alexa Chung è una lezione utile: un capospalla o una maglia di qualità tolgono agli shorts qualsiasi aria da gita.
Una gamba che ha di nuovo qualcosa da dire
La London Fashion Week non ha inventato niente, e non era questo il punto. Ha preso un'abitudine di strada, infilare un paio di collant sotto gli shorts per uscire in ottobre, e l'ha trattata come materia da passerella, con il pizzo della nonna e i leggings in coccodrillo. Sessant'anni fa il collant ha permesso alle ragazze di accorciare le gonne. Oggi permette agli shorts di sopravvivere all'estate. Per chi ama le calze è una buona notizia: la prossima primavera la gamba vestita non sarà un compromesso con il meteo, ma una frase di stile.


