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Storie dei brand

Wolford, oltre 75 anni di calzetteria austriaca

Nata a Bregenz tra il 1949 e il 1950, Wolford ha inventato il lusso senza cuciture, vestito Pucci e Mugler e oggi, dentro Lanvin Group, cerca il rilancio: la sua storia.

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Il numero 75 su fondo nero, per i 75 anni di Wolford

Settembre 2025. Per festeggiare i suoi 75 anni, Wolford porta in Sicilia la fotografa Camila Falquez e un gruppo di donne di età e origini diverse, unite da un lungo tessuto che si muove nel vento. La campagna si chiama The Thread of Attitude e accompagna un'edizione speciale del body a collo alto, per la prima volta in lana merino, a 325 euro. Dietro l'anniversario, però, c'è un'azienda che WWD descrive nel pieno di un cambiamento «sismico». Per capire come ci si è arrivati bisogna tornare sulla riva austriaca del lago di Costanza, dove tutto è cominciato con delle calze di seta.

1949 o 1950?

Le date circolano entrambe, e hanno ragione tutte e due. Nel 1949, a Bregenz, l'industriale del Vorarlberg Reinhold Wolff e l'imprenditore viennese della distribuzione Walter Palmers fondano la Wolff & Co. KG per produrre calze da donna in seta naturale e artificiale. Lo raccontava nel 2017 la rivista austriaca Cover, e la data compare anche nella scheda del Victoria and Albert Museum, che definisce Wolford un'azienda «fondata nel 1949». Un anno dopo, sempre secondo Cover, la società prende il nome Wolford.

Il marchio, dal canto suo, usa il 1950: è la data che compare sul sito aziendale e sul sito di vendita, ed è da lì che ha contato i 75 anni celebrati nel 2025. In sintesi: la società nasce nel 1949, Wolford nel 1950. Il nome, spiega l'azienda stessa, unisce il cognome del fondatore, Wolff, e la città di Oxford.

Fin dall'inizio conta la tecnica. Secondo Cover, i fondatori adattano vecchie macchine americane per il cotone ai propri standard e lavorano per la prima volta la fibra di poliammide. Il marchio attribuisce il suo successo a una tecnologia di maglieria circolare sviluppata e perfezionata in casa.

L'invenzione della seconda pelle

La storia di Wolford si legge meglio nei prodotti che nelle campagne. Sul sito istituzionale l'azienda elenca le sue tappe:

  • 1977, Miss Wolford: il primo collant modellante trasparente.
  • 1988, Satin Touch: il collant satinato ancora in produzione. Negli anni Ottanta, secondo l'azienda, comincia il riposizionamento nel lusso.
  • 1992: il primo body senza cuciture.
  • 2014, Pure 50: un collant senza cuciture pensato per sparire sotto gli abiti aderenti.
  • 2016, Comfort Cut: il collant con la vita regolabile.

Il 14 febbraio 1995 Wolford si quota in Borsa a Vienna e a Parigi con quella che Cover ricorda come la «Lady-Aktie», l'azione delle signore.

Due anni dopo arriva l'oggetto che spiega meglio di tutti la filosofia del marchio. Nel 1997 Wolford chiede al designer Philippe Starck un abito tutto in uno: nasce lo StarckNaked, conservato oggi al V&A. È un collant coprente unito, con una fascia alta in vita, a un lungo tubo di tessuto elastico che si porta come gonna, abito a tubo o abito con spalline, allungandolo o arricciandolo. La stessa idea di un capo che cambia forma ritorna nel Fatal, l'abito a tubo in maglia circolare di velluto opaco che il marchio chiama «iconico»: si porta intero, piegato come gonna o come top. È il pezzo che ha portato Wolford fuori dal cassetto della calzetteria.

Nel 2019, riporta Wikipedia, l'azienda ha ottenuto la certificazione Cradle to Cradle Gold per capi biodegradabili e riciclabili.

Fotografi e stilisti

Il secondo motore del marchio è l'immagine. Wolford ricorda di aver lavorato con fotografi come Helmut Newton ed Ellen von Unwerth e con stilisti come Karl Lagerfeld e Vivienne Westwood. Nel 2004, quando annunciava la collaborazione con Emilio Pucci, WWD scriveva che il marchio produceva collant per Westwood dal 2002 e per Lagerfeld Gallery dall'anno precedente, e aveva una licenza con Giorgio Armani. La capsule Pucci usava il Satin de Luxe, nylon con finitura lucida, su stampe floreali e geometriche: 4.000 collant e 2.000 body. «La calza in qualche modo incarna lo stile Pucci: è vicina al corpo, è sexy ed è femminile», diceva Laudomia Pucci.

Seguono, secondo Cover, Missoni e Kenzo nel 2006 e Valentino tra il 2007 e il 2008. Con Mugler il legame è doppio: negli anni Ottanta con Thierry Mugler, poi nel settembre 2022 con Casey Cadwallader, che firma una capsule di dodici pezzi tra body, abiti, guanti, leggings e ciclisti. Prezzi da 120 euro per i collant a 800 per la tuta intera. «Prima ancora di mettere piede nell'ufficio di Mugler, lavorare con Wolford era nella mia lista delle cose da fare», raccontava lo stilista, che aveva voluto visitare la fabbrica. «Con i collant stanno tutti bene, è un lifting universale», aggiungeva a WWD. Nello stesso anno erano già arrivati GCDS, dopo Adidas, Amina Muaddi e Alberta Ferretti. A febbraio 2024, alla Milano Fashion Week, le stampe di Etro di Marco De Vincenzo sfilano su body e leggings Wolford.

Le collaborazioni, però, pesano poco sui conti: nel 2024, secondo il vice amministratore delegato Marco Pozzo, i prodotti più moda e le capsule valevano il 3% delle vendite. Servono a farsi notare.

Fosun, Lanvin Group e la ristrutturazione

Da maggio 2018 l'azionista di maggioranza è il gruppo cinese Fosun, con circa il 58% secondo Wikipedia. Fosun ha poi fondato Lanvin Group, che riunisce Lanvin, Wolford, Sergio Rossi e St. John Knits. Nel 2021 Wolford era il marchio più grande del gruppo, con 109 milioni di euro di vendite.

Poi la frenata. Nel 2024, ha raccontato Pozzo a WWD nel settembre 2025, le vendite sono scese a 88,4 milioni di euro dai 125,8 del 2023, per problemi di produzione, logistica e consegne. «Se avessimo avuto più prodotto, l'avremmo venduto subito», ha detto: la domanda, secondo lui, non è mai calata. A luglio 2025 l'azienda ha completato un aumento di capitale da 25 milioni. Dal 1° marzo 2026 Pozzo è amministratore delegato e presidente del consiglio di gestione, con il mandato di portare avanti la ristrutturazione.

La strategia punta sugli Essentials, i pezzi senza tempo che valgono il 70% del business. Il direttore creativo Nao Takekoshi vuole passare «dal fare solo ottimi prodotti al diventare un marchio con uno scopo». Le collezioni si disegnano a Milano, ma la produzione resta in Europa, tra Bregenz e Murska Sobota, in Slovenia. Nella prima metà del 2025 l'Europa valeva oltre il 60% delle vendite, gli Stati Uniti il 27% e la Cina l'8,5%; i negozi del marchio, scesi a 147 a giugno 2025 dai 163 di fine 2024 dopo la chiusura dei punti non strategici, pesavano per il 48% dei ricavi, l'online per il 21%. Accessori e uomo? Per ora no. Takekoshi è prudente: non vuole «diluire» un'offerta ereditata in 75 anni.

Come scegliere un Wolford

  • Partite dai classici. Il Satin Touch, in produzione dal 1988, è il modo più semplice per capire cosa distingue un collant di fascia alta; l'Individual 10, un velato con elastan a doppia avvolgitura e rinforzo in punta quasi invisibile, secondo il marchio è un tuttofare adatto a occasioni diverse.
  • Prendete sul serio la tabella taglie. Nei collant di lusso la vestibilità è più precisa e meno indulgente: la taglia sbagliata vanifica il prezzo.
  • Guardate oltre la calza. Un body o un Fatal lavorano come capi veri e propri, sotto una giacca o una gonna.
  • Trattateli da capo delicato. Lavaggio a mano o in sacchetto, niente asciugatrice.

Settantacinque anni dopo, la domanda per Wolford non è se sappia fare un collant perfetto: su quello parla la sua storia. È se riesca a farlo arrivare nel negozio giusto, al momento giusto. Per un marchio nato sulla precisione tecnica, è una sfida sorprendentemente pratica.

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