Vai al contenuto

English
Sfilate

Calze bianche e staffe: il look Jil Sander che ha contagiato Milano

Calze bianche sotto gonne spaccate, leggings con staffa nelle décolleté: come Simone Bellotti ha rimesso la gamba al centro della Milano Fashion Week autunno/inverno 2026.

Pubblicato il

Illustrazione: calze bianche con staffa e décolleté rosse su fondo nero

Fine febbraio, Milano. Nello spazio bianco affacciato sul Castello Sforzesco dove Jil Sander sfilava negli anni Novanta, le gonne si aprono lungo le cuciture e, invece della pelle, lasciano vedere una coscia fasciata di bianco. Poco dopo passano leggings con la staffa, tesi fino alla pianta del piede e infilati in décolleté di vernice. Nessuno applaude una calza, eppure, a settimana della moda finita, era la gamba il dettaglio che buyer e giornaliste continuavano a citare. E nel giro di pochi giorni lo stesso gesto era comparso anche da Tod's e da Gucci.

Aggiungere, da Jil Sander

Per capire perché quella calza bianca abbia colpito così tanto bisogna partire dal marchio. Jil Sander, fondato nel 1968 e dal 2021 di proprietà del gruppo OTB di Renzo Rosso, è da sempre sinonimo di riduzione: tessuti perfetti, linee pulite, niente di superfluo. Simone Bellotti, nominato direttore creativo nel marzo 2025, aveva debuttato a settembre con una collezione coerente con questa idea. Per la seconda ha fatto il contrario.

«Mi sono sempre chiesto: cosa posso aggiungere a un marchio famoso per la riduzione?», ha raccontato a Wallpaper*. La risposta sono stati volant lungo i pantaloni, spacchi alti sul retro dei cappotti e, soprattutto, gonne spaccate «in modo provocante» sulle cuciture, che lasciavano intravedere cosce in calze bianche: così le ha descritte Nicole Phelps su Vogue Runway, che riporta anche la domanda da cui partiva lo stilista: si può considerare essenziale qualcosa di superfluo?

Il riferimento dichiarato era Café Lehmitz, il libro del 1978 in cui il fotografo svedese Anders Petersen ha ritratto gli avventori di un bar di Amburgo negli anni Sessanta. Bellotti, ha scritto Miles Socha su WWD, ne amava «un po' di ruvidezza e un po' di imperfezione». Tutto questo spiega la calza bianca: non un accessorio romantico, ma una superficie opaca, quasi clinica, che compare dove ci si aspetterebbe la pelle. È sensualità trattenuta, e Phelps chiude la sua recensione proprio così: una Jil Sander sexy? Potete crederci.

La gamba, del resto, era pensata in tutta la collezione. Coveteur ha notato collant grigi abbinati ai cappotti di pelle color carne e calzini blu cobalto a interrompere i look monocromatici marroni, grigi e neri. E le scarpe erano un capitolo a parte: Vogue cita stivali di camoscio «già sporchi», scarpe elasticizzate simili a quelle da sub e décolleté «alla Hitchcock», tagliate sul retro come molti abiti.

Chi è Simone Bellotti

Nato nel 1978 a Giussano, cresciuto a Milano, Bellotti ha cominciato nel 2001 come assistente da A.F. Vandevorst ad Anversa, per poi passare da Gianfranco Ferré, Bottega Veneta e Dolce & Gabbana. Ha lavorato quasi sedici anni da Gucci e, dal 2023, ha guidato lo stile di Bally, come ricostruisce FashionUnited. Secondo Vogue da Bally si era fatto notare soprattutto per le scarpe, ed è per questo che le sue décolleté meritano attenzione quanto i cappotti.

La calza, poi, non è una novità improvvisa. Già al debutto di settembre 2025, raccontava FashionNetwork, le giacche di pelle sfilavano con i leggings. A febbraio la gamba coperta è diventata il centro del discorso.

La staffa: dal maneggio all'aerobica, fino a Demna

Il leggings con staffa ha una storia lunga, e non nasce nella moda. La fascetta sotto la pianta del piede serviva a tenere fermi i calzoni da equitazione negli stivali: negli anni Venti, quando le donne smettono di montare all'amazzone, adottano calzoni simili a quelli maschili. Nel 1936, alle Olimpiadi invernali in Germania, arrivano i pantaloni con staffa da sci, che negli anni Sessanta e Settanta diventano la divisa delle piste. Dalla metà degli anni Ottanta alla fine dei Novanta la staffa scende in strada e diventa un capo casual diffusissimo, tra maglioni oversize e aerobica.

Il ritorno in passerella ha un nome preciso: Demna. Per la sua seconda collezione da Balenciaga, nell'autunno 2016, ha presentato i pantashoes, un pantalone di spandex aderentissimo con una décolleté a punta cucita direttamente in fondo. Come ricostruiva i-D, l'idea aveva antenati illustri: gli stivali-calza di Yves Saint Laurent realizzati da Roger Vivier nel 1963 e il «Pan-T-Boot» del 1971, che univa guaina, pantalone, calza e scarpa.

Guardato così, il look di Bellotti è un pantashoe smontato: leggings e décolleté tornano due pezzi distinti, ma la linea della gamba resta continua, dalla vita alla punta della scarpa.

Da Tod's a Gucci: come nasce una tendenza

Una singola sfilata fa un'immagine; tre la trasformano in tendenza. Nel suo report sulla settimana milanese, Anna-Louise McDougall di Style Arcade scrive che collant, staffe, leggings e calze di ogni lunghezza hanno catturato l'attenzione di buyer e redattori, soprattutto da Jil Sander, e che il look dei leggings con staffa nelle décolleté di vernice è stato «replicato da Tod's e Gucci».

Da Tod's, Matteo Tamburini ha bilanciato cappe e maglie voluminose con un leggings sartoriale con staffa, aperto sull'orlo, come ha annotato The Impression. Da Gucci, al primo défilé di Demna per la maison, la silhouette era tutta aderente: leggings sottilissimi, tute trasformate in abiti, e quel pantalone-leggings ibrido che The Impression definisce uno dei suoi tropi preferiti, qui con una nuova casa. Vogue ha descritto décolleté a stiletto «vertiginose». Che proprio l'inventore dei pantashoes riporti la gamba fasciata a Milano chiude il cerchio.

Non è solo Milano. A Copenaghen, a fine gennaio, Vogue Scandinavia aveva già contato leggings con staffa da Herskind, Paolina Russo e Gestuz. E sempre a Milano c'era l'altra faccia della stagione: collant colorati da GCDS, Diesel e Moschino, in chiave giocosa.

Il bianco, da Mary Quant a oggi

La calza bianca porta con sé molti fantasmi: la prima comunione, le divise sanitarie, le ballerine. Ma ha anche un passato d'avanguardia. Il Victoria and Albert Museum ricorda che Mary Quant è considerata la prima stilista a commercializzare i collant, un prodotto allora del tutto nuovo, nati per accompagnare le sue minigonne: nemmeno le calze extra lunghe bastavano a nascondere il bordo. Quant fece realizzare da fornitori di costumi teatrali collant coprenti negli stessi colori degli abiti. Nel 1965 André Courrèges disegnava i suoi stivaletti di pelle bianca, copiatissimi dal mercato di massa. Il bianco sulla gamba, allora, voleva dire modernità.

Bellotti lo riporta a un registro più adulto: non con la minigonna, ma sotto una gonna lunga che si apre.

Come portarlo senza sembrare in divisa

  • Scegliete un bianco coprente e opaco. In generale, più alto è il numero di denari, più la calza copre: un opaco liscio e senza lucentezza è più vicino alla passerella di un velato che lascia vedere la pelle.
  • Fatelo apparire, non esibitelo. Spacchi, gonne a portafoglio e cappotti lunghi aperti funzionano meglio della minigonna: la calza deve essere una scoperta.
  • Tenete il resto sobrio. Tailoring pulito, colori neutri, pochi accessori. Se il bianco ottico vi sembra troppo, un avorio o un panna ammorbidiscono l'effetto.
  • Per la staffa, controllate la lunghezza. Se il leggings è corto la staffa tira sotto il piede e la linea si deforma; se è lungo, fa pieghe alla caviglia. Provatelo con la scarpa con cui lo porterete.
  • La scarpa decide tutto. La décolleté scollata è l'abbinamento di Jil Sander; una ballerina o un mocassino funzionano se la fascetta resta nascosta.
  • Curate il bianco. Lavate le calze bianche separate dai capi colorati, a mano o in un sacchetto a rete, così restano bianche più a lungo.

La staffa nera sotto un cappotto lungo è la parte più facile da tradurre in ufficio. La calza bianca chiede più coraggio, ma dopo questa stagione ha un argomento nuovo: da Jil Sander è stata il modo per mostrare meno e far guardare di più.

Leggi anche