Milano Fashion Week SS27: i collant visti in passerella
Nuance acide da Jil Sander, un collant 80 denari trasformato in abito da Elisabetta Franchi, opachi neri da Gucci: cosa ha detto Milano sulle gambe per la primavera/estate 2027.

In una stagione che per definizione dovrebbe scoprire le gambe, Milano le ha vestite. Non ovunque, e non come slogan: ma da Jil Sander il colore della collezione si è spostato su collant rosa, viola e gialli, da Elisabetta Franchi un tessuto che ricorda un collant 80 denari è diventato abito, gonna e perfino guanto, e da Gucci il tailleur a minigonna è tornato in scena con l'opaco nero e lo stiletto. Ecco cosa abbiamo visto alla Milano Fashion Week primavera/estate 2027, perché conta e come tradurlo nel guardaroba fin da ora.
Una settimana di gonne, trasparenze e debutti
La settimana della moda donna si è svolta dal 22 al 28 settembre 2026, con 61 sfilate in calendario secondo FashionNetwork. Il debutto più atteso era quello di Loris Messina e Simone Rizzo, i fondatori di Sunnei, da Moschino: una sfilata sul tetto di un parcheggio affacciato sulla nuova Unipol Arena, con centinaia di persone comuni a camminare in mezzo alle modelle. «Vogliamo che la moda faccia parte della vita reale», hanno detto i due designer, secondo Milano Fashion World.
Per chi guarda le gambe, però, il dato più interessante della settimana è un altro: il ritorno della gonna. Prada ha costruito un'intera collezione su questo capo, declinato in decine di varianti, e secondo The Impression ogni versione si fermava a un sobrio ginocchio. Miuccia Prada ha spiegato di aver usato la gonna «come una struttura per idee diverse», e di considerarla «come una T-shirt»: un capo di base, da vestire con un maglione o una camicia. Quando la gonna torna al centro del guardaroba, torna al centro anche la domanda su cosa mettere sotto.
Il resto del racconto l'hanno fatto le trasparenze. Grazia ha registrato sovrapposizioni «dall'aspetto liquido» da Emporio Armani e drappeggi velati da Ferragamo, mentre da Fendi Maria Grazia Chiuri è partita dalla lingerie a vista, con Raffaella Carrà come musa. Il clima generale, insomma, era quello del vedo-non-vedo: il terreno ideale per una calza che smette di essere un accessorio pratico e diventa uno strato di stile.
Jil Sander: il colore scende sulle gambe
La conferma più netta è arrivata da Jil Sander, alla terza sfilata di Simone Bellotti. Già al suo debutto, un anno fa, il designer aveva lavorato sulle gambe: nella primavera/estate 2026, raccontava Harper's Bazaar, un look era chiuso da collant neri e oxford sottili e lucide. Questa volta ha fatto un passo in più. «Contro una palette di grigi e neutri smorzati», ha scritto 10 Magazine, «tocchi di rosa, viola e giallo, sotto forma di collant, scarpe a punta allungata e borse ripiegate, spezzavano i look».
Non è un dettaglio isolato. Coveteur, nella sua analisi della collezione, parla dei collant «dai toni strani» come di una firma ormai ricorrente, capace di aggiungere «un ulteriore livello allo styling», e nota che Bellotti «fa sempre una piccola décolleté strana», quest'anno con una tomaia a cuore. Grazia Italia, nel suo best of, è ancora più diretta: «star della passerella sono i collant colorati, in una serie di nuance originali abbinate in modo altrettanto inaspettato».
Il senso dell'operazione è chiaro se si pensa all'eredità del marchio. Jil Sander è sinonimo di rigore, di linee pulite, di colore usato con parsimonia. Bellotti non tocca la severità dei capi: sposta l'imprevisto sul punto in cui nessuno lo cerca. Il collant non ripete il colore dell'abito, lo contraddice. È un minimalismo che accetta l'imperfezione, ed è proprio questo, secondo 10 Magazine, il tema della stagione: non abbandonare la precisione del marchio, ma trovare nuovi modi per esprimerla.
Elisabetta Franchi: quando il collant diventa l'abito
All'estremo opposto c'è Elisabetta Franchi, che il collant non l'ha abbinato: l'ha trasformato. Il manifesto della collezione, riportava MF Fashion, è «uno speciale tessuto, che ricorda un collant 80 denari», trasformato «in abito, gonna, top e guanto». Il Fatto Quotidiano l'ha letta come un'inversione dei codici abituali della sensualità: la calza, normalmente l'ultimo strato nascosto, diventa il capo principale.
La palette, secondo Wondernet, parte da cammello, tabacco e nero, per poi mescolare nude e rosa al Red Velvet. Nella recensione di WWD, una stampa giaguaro in versione miniaturizzata compare su collant, blazer e guanti lunghi fino al gomito, mentre Grazia definisce il collant «protagonista assoluto, in un effetto seconda pelle».
La stilista ha spiegato il principio con una frase che vale come istruzione per l'uso: «La trasparenza è un'arma diabolica», ha detto a MF Fashion, aggiungendo di consigliare sempre alle clienti «di non esagerare: per lasciare spazio all'immaginazione, più che rivelare tutto». Un 80 denari, del resto, non è una trasparenza piena: è una velatura densa, che copre e suggerisce allo stesso tempo.
Gucci, Dolce & Gabbana, Diesel: gli altri indizi
Il terzo segnale arriva da Gucci, dove Demna ha presentato la sua prima visione compiuta per la maison dentro un centro congressi trasformato in un enorme negozio. Tra i look, racconta The Zoe Report, c'erano tailleur con minigonne all'altezza della coscia portati con collant neri opachi e décolleté a punta con tacco a spillo: una rilettura del power suit anni Ottanta. È il collant più classico che esista, ed è proprio per questo che funziona: quando la gonna si accorcia fino a quel punto, l'opaco nero trasforma un look potenzialmente provocatorio in un'uniforme.
Da Dolce & Gabbana, nella collezione "Stravaganza Siciliana" costruita sull'idea di una nipote che rovista nell'armadio della nonna, la descrizione pubblicata da Runway Magazine cita un abito da sera in pizzo Chantilly e macramè accompagnato da calze al ginocchio in pizzo lavorato. Da Diesel, all'ultima collezione di Glenn Martens, il denim scendeva oltre la caviglia fino a diventare «pantasocks», come li ha chiamati New York Style Guide: a metà tra jeans e calzino, una provocazione più che un suggerimento.
Come portare Milano già da quest'autunno
Nessuna di queste idee richiede di aspettare la primavera. Anzi, funzionano meglio adesso, con i denari invernali. Per orientarsi, una bussola utile è quella proposta da Fogal: il denaro misura il peso in grammi di 9.000 metri di filato. Da 15 a 20 denari si parla di velati, da 30 a 40 di semi-coprenti con un colore visibile ma morbido, da 50 a 80 di coprenti, più uniformi e più caldi.
- Il colore alla Jil Sander. Scegliete un semi-coprente o un coprente (40-60 denari) in una tinta polverosa o volutamente "sbagliata": lilla sotto il grigio, giallo sotto il blu navy. Tutto il resto resta neutro, e la scarpa può riprendere il colore della calza.
- La seconda pelle alla Franchi. Un collant nudo o cammello di densità media sotto un abito aderente dello stesso tono crea continuità tra tessuto e pelle. Se amate l'animalier, tenetelo piccolo e fitto, e fatelo tornare in un secondo elemento, anche minimo.
- L'opaco alla Gucci. Con una gonna corta e sartoriale, un nero pieno da 60 denari in su e una décolleté a punta. È la formula più facile e la più adulta.
- Il pizzo alla Dolce & Gabbana. Una calza al ginocchio lavorata sotto una gonna midi, con mocassini o Mary Jane. Funziona se il pizzo è l'unico elemento decorativo sotto la vita.
Cosa resta di Milano
Il collant non è stato il tema dominante della settimana, ed è giusto dirlo. Ma le passerelle hanno indicato tre direzioni precise: il colore come contrappunto, la calza come pelle e come tessuto, l'opaco come uniforme. Sono tre modi diversi di dire la stessa cosa: dopo stagioni di gambe nude sotto abiti lunghi, il ritorno della gonna al ginocchio e sopra rimette la gamba al centro della silhouette. E dove c'è una gamba in vista, c'è una scelta da fare. Parigi, che apre oggi, ci dirà se è la stessa.


