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Sfilate

Collant a pois: dalle passerelle FW26 al tuo armadio

Micro-pois da Caro Editions a Copenaghen, un lampo di blu cobalto da Jil Sander, il cashmere di The Row: perché l'inverno 2026 si gioca sulle gambe.

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Motivo a pois neri su fondo nudo, con un pois rosso

Per anni li abbiamo scelti come si sceglie una lampadina: neri, velati, possibilmente invisibili. Le sfilate dell'autunno-inverno 2026 hanno ribaltato la gerarchia. A Copenaghen, a gennaio, le modelle di Caro Editions uscivano con collant marroni, bianchi e neri coperti di micro-pois; a Milano Jil Sander ha acceso i suoi look austeri con un lampo di blu cobalto alle caviglie; a Parigi The Row ha vestito le gambe di collant velati grigi e neri. Il messaggio comune è chiaro: il collant non è più lo sfondo del look, ne è la punteggiatura.

Copenaghen, gennaio: i micro-pois di Caro Editions

La stagione, per la calzetteria, è cominciata prima di New York. Il 27 gennaio 2026 Caroline Bille Brahe ha presentato a Copenaghen la collezione autunno-inverno di Caro Editions, raccontata da Vogue Scandinavia come un esercizio di eccesso, lavorazione a mano e irriverenza. La stilista, ex modella danese, l'ha sintetizzata così:

There is always a bride. And always a little excess. A bit of a f*** you. That's how you know it's couture. — Caroline Bille Brahe, a Vogue Scandinavia

Dentro quell'eccesso, i collant erano tutt'altro che un dettaglio. Il resoconto di Who What Wear descrive le modelle come appena riemerse da un baule di travestimenti anni Ottanta: chilometri di pizzo, fiocchi, spalline, body di seta e, appunto, collant in varie tonalità di marrone cioccolato, bianco e nero con micro-pois su tutta la superficie. Il gran finale era una sposa in pizzo trasparente e nastri di seta di recupero, una Miss Havisham gioiosa.

Caro Editions non era sola. Nella stessa settimana Paolina Russo ha mandato in passerella collant senza piede, leggings di pizzo e scaldamuscoli pastello; Forza ha colorato le gambe di blu ghiaccio e rosso acceso sotto abiti da sera ampi; Baum und Pferdgarten ha chiuso un look tutto viola con collant della stessa tinta. Vogue Scandinavia, nel suo pezzo sul ritorno degli anni Ottanta a Copenaghen, ha contato anche collant di pizzo, leggings con staffa e qualche pois ben piazzato. Per Who What Wear la conclusione era netta: in quei look i collant non erano un ripensamento, ma il pezzo che li completava o addirittura li costruiva. La sua lista di tendenze da ricordare suona come una lista della spesa per l'inverno: pois, colori pieni, velati semi-coprenti e calze al ginocchio.

Milano e Parigi: il blu di Jil Sander, il cashmere di The Row

A Milano, a fine febbraio, Simone Bellotti ha firmato la sua seconda collezione per Jil Sander in una conversation pit con la moquette color caramello bruciato. Coveteur ha notato cappotti in pelle color carne con collant grigi e soprattutto «il lampo di un calzino blu cobalto» che interrompeva i look monocromi marroni, grigi e neri. Altre testate parlano di collant blu: poco importa, il punto è lo stesso. In una casa sinonimo di rigore, un solo colore pieno sulle gambe basta a cambiare il registro dell'intera silhouette.

The Row, a Parigi, ha scelto la strada opposta. Secondo la recensione di Who What Wear, molte uscite erano chiuse da décolleté a punta e collant velati neri o grigi, con un effetto da signora composta sotto gonne e cappotti. Ma il marchio delle sorelle Olsen aveva già fatto parlare di sé con la collezione Resort 2026, dove in quasi metà dei look spessi collant di cashmere sostituivano le scarpe. Tanto che nel suo riepilogo delle tendenze autunnali un'editor di Who What Wear mette in fila proprio tre idee: pois bianchi da Caro Editions, blu vivace da Jil Sander e cashmere a coste da The Row. Tre modi di dire la stessa cosa: la gamba è tornata a essere un luogo di progetto.

Una storia a puntini

Il pois ha un'origine meno ovvia di quanto sembri. Come ricostruisce Mental Floss, il nome viene dalla polka, il ballo che negli anni Quaranta dell'Ottocento scatenò una vera mania e prestò il suo nome a ogni genere di prodotto. La prima menzione nota del termine "polka dot" è del 1857, sul Godey's Lady's Book.

Le gambe, però, erano decorate molto prima. Il Fashion History Timeline del FIT di New York ricorda che i "clocks", motivi lavorati a maglia o ricamati sulla caviglia, compaiono nella calzetteria dal XVI secolo; nel tardo Settecento le calze alla moda, di seta o cotone, erano per lo più bianche e spesso ornate di clocks in filo metallico. Il termine è poi caduto in disuso dopo l'Ottocento, ma l'idea di un motivo sulla gamba non è mai sparita.

Il passaggio decisivo arriva con i collant moderni. Mary Quant non li ha inventati, ma negli anni Sessanta li ha resi indispensabili, abbinando le sue minigonne a collant in colori accesi come scarlatto, zenzero, prugna e uva, come racconta il Victoria and Albert Museum. Nella collezione del museo c'è un pezzo che sembra scritto per questa stagione: un paio di collant di nylon a pois disegnati da Quant e prodotti dalla Nylon Hosiery Company intorno al 1975, venduti con il nome "Dotty". I micro-pois di Caro Editions hanno quindi un antenato preciso, e sta in un museo.

Perché proprio adesso

Il ritorno non è nato in passerella. Nell'autunno 2024 The Zoe Report segnalava Kendall Jenner, diventata virale su Instagram con collant trasparenti a pois per una campagna Calzedonia, e Kaia Gerber con collant Wolford a pois su base nude sotto un little black dress Marc Jacobs. Da lì il pois si è spostato dai tappeti rossi alle vetrine: Wolford, per la collezione Holiday 2026, annuncia cristalli e pois metallici. Le sfilate FW26 hanno solo messo il timbro su un desiderio che circolava da due stagioni.

C'è anche una ragione pratica. Il collant è il capo più economico per aggiornare un guardaroba: costa una frazione di un cappotto, si abbina a quello che già c'è e cambia la lettura di un abito nero che si possiede da anni.

Come portarli e cosa guardare in negozio

La prima scelta è la scala del disegno. I micro-pois, come quelli di Caro Editions, da lontano si leggono quasi come una texture e reggono anche la luce del giorno. I pois grandi e distanziati sono un motivo dichiarato e chiedono intorno un outfit semplice.

Poi la base. Qualche regola che funziona:

  • Base nera, pois piccoli: la versione più facile, da ufficio, con gonna midi o abito sartoriale.
  • Base nude o velata: più leggera e più "pelle", come il look di Kaia Gerber; ideale con un little black dress corto.
  • Base colorata o marrone: la strada più moda, quella di Copenaghen. Funziona tono su tono, con scarpe e borsa nella stessa famiglia di colore.
  • Un solo protagonista: se i collant sono a pois, niente stampe su gonna o borsa.
  • Scarpe chiuse e scure: décolleté, mocassini o stivaletti incorniciano il motivo; un sandalo lo interrompe.

In negozio, guardate la costruzione oltre al disegno. I pois possono essere lavorati nella maglia, applicati o ottenuti con una struttura a rete, come nei Dotted Net Tights di Wolford, e il risultato cambia molto in trasparenza e resistenza. Il test più semplice: tendete leggermente la gamba del collant sotto la luce. Se i pois diventano ovali in mano, sulla gamba lo faranno ancora di più. Per i velati, un denaro basso esalta il disegno ma perdona poco; per l'uso quotidiano, un semi-coprente sui 30-40 denari è un buon compromesso. Tallone rinforzato e mutandina comoda non sono dettagli: un collant decorato si nota, e si notano anche le sue grinze.

Se il pois vi sembra ancora troppo, The Row lascia un'alternativa perfetta: nessun motivo, solo un filato bello e spesso. Ma chi ha visto quei micro-pois color cioccolato a Copenaghen sa già come andrà a finire: i collant "Dotty" di Mary Quant hanno aspettato mezzo secolo, e il loro momento è di nuovo adesso.

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