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Oroblù e i collant nati dal mais: cosa c'è davvero dentro

Poliammide Q-GEO e LYCRA EcoMade, mais dell'Iowa e filiera mantovana: abbiamo letto l'etichetta dei Bio-Derived Sneakers Tights di Oroblù per capire quanto c'è di vegetale in un collant.

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Illustrazione: fili di filato ondulati, uno rosso al centro

Nel maggio del 1940, quando le calze di nylon arrivarono in tutti i negozi americani, la DuPont raccontava che la nuova fibra era fatta di "carbone, aria e acqua". Ottantacinque anni dopo, un collant prodotto a Ceresara, nel Mantovano, prova a cambiare quella ricetta: una parte della poliammide e una parte dell'elastan arrivano dal mais. Si chiamano Bio-Derived Sneakers Tights, li firma Oroblù insieme a The LYCRA Company e sono stati presentati come i primi collant con la versione vegetale della fibra LYCRA. Abbiamo letto l'etichetta, ricostruito la filiera e verificato che cosa è cambiato davvero.

Due modelli, un'etichetta da leggere

La linea è fatta di due modelli, Wave e Spirit, e il nome dice già per cosa sono pensati: sneakers e stivaletti. Entrambi hanno una soletta rinforzata, una maglia più resistente nella zona che sfrega dentro la scarpa, che è anche il punto in cui un collant portato con calzature basse e chiuse cede per primo. Sul sito di Oroblù le schede sono precise:

  • Wave: semicoprente, 40 denari, in quattro colori (nero, viola, cioccolato e un verde chiamato Botanic).
  • Spirit: 30 denari, in nero.
  • Composizione di entrambi: 94% poliammide, 6% elastan.
  • Taglie: S/M e L/XL.
  • Prezzo: 17,50 euro sull'e-shop del marchio al momento in cui scriviamo.
  • Lavaggio: delicato, massimo 30 gradi, niente asciugatrice, niente candeggina, niente ferro.

La parte interessante sta nelle due righe successive. La poliammide è Q-GEO by Fulgar, che contiene il 46% di materiale bio-derivato; l'elastan è LYCRA EcoMade, con il 70% di materiale bio-derivato. Tutto il resto, cioè più di metà della poliammide e il 30% dell'elastan, ha ancora un'origine fossile.

Il 70% che si legge nei comunicati, insomma, riguarda il 6% del capo. Facendo due conti con le percentuali dichiarate, e con l'approssimazione di chi non conosce i pesi esatti dei filati, la quota di origine vegetale dell'intero collant è poco meno della metà. Non è un collant "fatto di mais". È un collant sintetico in cui quasi metà della materia prima non viene dal petrolio, ed è comunque un risultato che fino a pochi anni fa non esisteva.

Dal campo al filato: la strada del mais

Un passo indietro. L'elastan è un'invenzione relativamente giovane: secondo la storia ufficiale della fibra, fu Joseph Shivers, chimico della DuPont, a mettere a punto nel 1958 la "Fiber K" che sarebbe diventata LYCRA, e la stessa azienda colloca nel 1982 il momento in cui la fibra ha trasformato la calzetteria, portando comfort e vestibilità duraturi dove il nylon aveva già sostituito la seta. La versione rinnovabile, fatta con mais del Midwest, è stata lanciata commercialmente su scala globale nel 2025, e Oroblù non è l'unico marchio ad averla adottata: sul sito di Lycra compaiono anche i costumi da bagno di arena e i jeans di AGOLDE.

Per capire da dove arriva l'elastan bisogna andare a Eddyville, in Iowa. Lì Qore, una joint venture tra l'americana Cargill e la tedesca HELM, ha avviato la produzione di QIRA, che secondo HELM è il primo 1,4-butandiolo (BDO) su larga scala ricavato dal mais: un impianto da 300 milioni di dollari e 66.000 tonnellate l'anno, inaugurato ufficialmente il 22 luglio 2025, che si rifornisce di mais coltivato per lo più entro cento miglia. Il BDO è un intermedio chimico che di norma si ricava da fonti fossili; il processo, come riporta Knitting Industry, parte dalla fermentazione del glucosio estratto dall'amido di mais.

The LYCRA Company aveva annunciato la collaborazione con Qore già nel 2022. Oggi, sulla pagina dedicata alla fibra rinnovabile, l'azienda parla di 70% di contenuto rinnovabile da mais del Midwest, prestazioni identiche allo spandex tradizionale e un potenziale di riduzione dell'impronta di carbonio della fibra "fino al 45%", sulla base di un'analisi comparativa del ciclo di vita firmata dalla società di consulenza Ramboll. Due dettagli da tenere a mente: quel "fino a" indica un massimo, e il confronto riguarda la fibra, non il collant finito.

La poliammide, invece, è italiana. Fulgar, che ha sede a Castel Goffredo, a pochi chilometri da Ceresara, descrive Q-GEO come un filato con circa il 46% di materia prima bio-based, ricavata da mais industriale coltivato su terreni che non competono con le colture alimentari; l'azienda precisa che viene utilizzato il 40% del chicco e il resto va ai mercati alimentare e mangimistico. È un punto che conta, perché la prima obiezione ai materiali da colture agricole è sempre la stessa: il cibo.

Oroblù, una storia di collant e di laboratorio

La scelta di sperimentare su un collant da tutti i giorni non arriva dal nulla. Secondo la storia ufficiale del marchio, CSP International nasce a Ceresara nel 1973 per iniziativa della famiglia Bertoni, e Oroblù viene lanciato nel 1987. Nel 1994 Francesco Bertoni sviluppa Shock Up, un collant modellante ma confortevole; negli anni 2000 arriva All Colors, nato, racconta lo stesso Bertoni, dal sogno di fare collant in quaranta colori diversi. Nel 2021 Oroblù lancia gli Eco Sneakers, collant in filato riciclato sviluppati sempre con LYCRA: i Bio-Derived sono di fatto la seconda puntata della stessa idea.

Nel 2023, per i cinquant'anni del gruppo, Oroblù e Lycra avevano presentato alla Triennale di Milano un progetto sul "collant del futuro", raccontato da Pambianco: tra i risultati della ricerca, il bisogno di capi più resistenti e duraturi e un tema della sostenibilità molto presente. Tre anni dopo, la soletta rinforzata e il filato vegetale sembrano rispondere proprio a quelle due richieste.

Nel comunicato di lancio di The LYCRA Company, l'amministratore delegato di CSP International Fashion Group, Carlo Bertoni, ha detto che la collaborazione aiuta l'azienda a perseguire la sua missione: "rendere bellezza e comfort sinonimi di responsabilità".

E in negozio?

Qui serve onestà. I collant sono in vendita sull'e-commerce di Oroblù dalla fine di novembre 2025, e tanto The LYCRA Company quanto FashionUnited annunciavano una distribuzione più ampia nei negozi fisici a partire da settembre 2026. A fine settembre non abbiamo trovato conferme pubbliche che il passaggio sia avvenuto: nessun comunicato, nessun articolo della stampa di settore. Sul sito del marchio i modelli sono ancora segnalati come novità e, il giorno in cui abbiamo controllato, il Wave nero risultava esaurito online. Se lo cercate in negozio, conviene chiedere prima.

Come sceglierli (e farli durare)

  • Partite dalla scarpa. Il rinforzo sotto il piede è pensato per sneakers e stivaletti; con una décolleté scollata non serve e rischia di vedersi.
  • Scegliete i denari in base alla stagione. Il Wave da 40 denari semicoprente copre di più e regge meglio l'autunno; lo Spirit da 30 è più leggero.
  • Leggete l'etichetta, sempre. "Bio-derived" non vuol dire "naturale" né "biodegradabile": qui significa che una parte della materia prima viene da una pianta. La composizione vi dice quanto.
  • Lavate come dice la scheda. Massimo 30 gradi, ciclo delicato o a mano, meglio in un sacchetto per il bucato, mai in asciugatrice: le fibre elastiche soffrono il calore, di qualunque origine siano.
  • Ruotate le paia. Alternare più collant dà alla fibra elastica il tempo di recuperare e allunga la vita di ciascuno.

Un collant più onesto, non perfetto

Il collant resta uno degli oggetti più difficili da rendere sostenibili: sottile, elastico, spesso buttato dopo poche uscite. I Bio-Derived Sneakers Tights non risolvono il problema del fine vita, ma affrontano quello della materia prima con numeri verificabili, scritti in etichetta e non solo nei comunicati. E lo fanno su un prodotto da 17,50 euro, non su un capo da passerella. Nel 1940 la promessa era una fibra fatta di "carbone, aria e acqua". Quella di oggi è più modesta, e forse per questo più credibile: un po' meno petrolio, un rinforzo dove il collant si consuma, e un'etichetta che chiunque può controllare.

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