Collant riciclati: cos'è Life Re-Tights, il progetto di Golden Lady e Calzedonia
Un impianto che separa il nylon dall'elastan, 500 negozi di raccolta, fondi UE e una scadenza al 30 novembre 2026: come funziona Life Re-Tights, e cosa manca ancora.

Un paio di collant pesa pochi grammi e vive, spesso, poche settimane: basta un'unghia o lo spigolo di una sedia perché finisca nel cestino. Moltiplicato per un mercato europeo che, secondo FashionNetwork, nel 2024 valeva circa 402 milioni di paia, è un problema che nessuno vede e tutti producono. Life Re-Tights, il progetto europeo guidato da Golden Lady Company con Calzedonia, prova a risolverlo dove fa più male: separando il nylon dall'elastan, per trasformare collant smagliati in collant nuovi. Il progetto chiude ufficialmente il 30 novembre 2026. Ecco cosa promette, cosa ha fatto e cosa ancora non sappiamo.
Il problema: 85% nylon, 15% elastan
Un collant è un piccolo capolavoro di ingegneria e, per le stesse ragioni, un incubo per chi ricicla. La scheda che il ministero dell'Ambiente ha dedicato al progetto nel marzo 2025 lo dice senza giri di parole: è fatto per l'85% di poliammide e per il 15% di elastomero, e i tessuti che contengono fibre miste sono ancora più difficili da riciclare, perché richiedono tecnologie capaci di non alterarne le prestazioni. I metodi meccanici, cioè triturare e rifilare, qui non funzionano: le due fibre sono sottilissime e intrecciate proprio per dare trasparenza ed elasticità. Serve la chimica.
Il risultato, finora, è che la calzetteria usata ha avuto poche alternative alla discarica o all'inceneritore. Anche Swedish Stockings, marchio svedese che da anni lavora sul tema, ricorda sul proprio sito che i collant di nylon tradizionali sono fatti di fibre sintetiche che non si decompongono né si possono riciclare in nuovi collant.
Come funziona Life Re-Tights
Il nome completo, nel database ufficiale del programma LIFE della Commissione europea, è un programma in sé: Advanced post-consumer polyamide fibres REcycling for an innovative circular production of TIGHTS. Codice LIFE22-ENV-IT-LIFE-RE-TIGHTS, durata dal 1° dicembre 2023 al 30 novembre 2026, budget di 3.764.765 euro, di cui 2.258.859 di contributo europeo, cioè il 60%.
Il processo, descritto nella scheda del ministero dell'Ambiente, parte dalla raccolta nei negozi. I collant vengono scansionati per identificare le fibre, poi entrano in una macchina costruita apposta che tratta 50 chili di collant alla volta e ne separa le fibre in un'ora, usando un solvente: 5 chili per ogni chilo di prodotto, recuperato e riutilizzato, con una perdita per evaporazione di circa 100 grammi per ciclo. La poliammide recuperata diventa un nuovo filato che, secondo il progetto, è equiparabile a quello vergine.
Il consorzio divide i compiti così:
- Golden Lady Company, capofila, separa e ricicla e produce il nuovo filato;
- Calzedonia mette a disposizione i negozi per la raccolta e si occupa della tessitura;
- Union ha sviluppato con Golden Lady l'impianto di separazione;
- Asendia Italy gestisce la logistica della raccolta;
- Ytres, in Croazia, pulisce e tinge i collant finiti.
Il database LIFE elenca in realtà un gruppo più ampio: anche Firbimatic, S.M. Group, F.M.B. Fabbrica Macchine Bologna e Oniverse Holding, la capogruppo di Calzedonia.
I numeri, e un refuso da 4.500 negozi
Gli obiettivi ufficiali sono precisi: raccogliere fino a 150.000 paia di collant usati; produrne 120.000 con materiale fino al 100% riciclato; ridurre di 18,4 tonnellate le emissioni di CO2 equivalente, del 57% i consumi di energia e del 47% quelli d'acqua rispetto alla produzione standard. Greenplanner, nell'aprile 2025, aggiungeva il recupero dell'80% in peso della poliammide raccolta, 3.600 chili di poliammide e 480 di poliuretano rigenerati. La scheda ministeriale, invece, parla di 100.000 paia di collant "Re-Tights": una differenza che il progetto non ha chiarito pubblicamente.
C'è poi la questione dei negozi. Un case study di Tinexta Innovation Hub indica 5.000 punti vendita coinvolti in Italia, mentre Greenplanner parla di 500. Guardando la pagina di Tinexta, il mistero si risolve: tutti i contatori mostrano uno zero finale di troppo, da "150K0" paia a "80%0". Il dato corretto è 500 negozi in Italia. Il 5.000 ha forse un'eco plausibile nel perimetro dell'intero gruppo Oniverse (Calzedonia, Intimissimi, Tezenis e gli altri marchi), che secondo la stampa di settore contava a fine 2025 oltre 5.500 negozi. Ma non riguarda la raccolta dei collant.
Da Ecomondo all'Europa, e il silenzio del 2026
La presentazione è avvenuta a Ecomondo, a Rimini, nel novembre 2024. A fine settembre 2025 è arrivato il salto di scala: FashionNetwork raccontava l'estensione europea del progetto, chiamato in Francia "ReFilés", con raccolta nei negozi Calzedonia (circa 230 punti vendita in Francia) e macchine capaci, ciascuna, di riciclare fino a 1,6 milioni di paia l'anno. Milano Finanza riportava l'ambizione più larga: creare un modello riproducibile e sostenibile, applicabile ad altri prodotti tessili complessi. A novembre 2025 L'Officiel France lo definiva un progetto europeo pioniere che trasforma i collant usati in nuove fibre tessili di alta qualità.
Dopo, il silenzio. Al 28 settembre 2026 non abbiamo trovato comunicazioni pubbliche sui risultati della raccolta, sull'impianto o sulla messa in vendita dei collant riciclati. La scheda ministeriale indica come obiettivo del dopo-progetto la realizzazione del primo impianto industriale in Europa per il riciclo chimico e la rigenerazione dei collant. Con la scadenza di fine novembre, è lì che andrà cercata la risposta.
Perché l'Europa sta cambiando le regole
Il tempismo non è casuale. Il 30 marzo 2022 la Commissione ha adottato la Strategia UE per tessili sostenibili e circolari, con una visione per il 2030: prodotti tessili durevoli, riparabili, riciclabili e in gran parte fatti di fibre riciclate. Il punto di partenza è impietoso: secondo la Commissione, nell'UE si buttano ogni anno 5 milioni di tonnellate di abiti, circa 12 chili a persona.
Da allora le regole si sono fatte concrete:
- Dal 2025 gli Stati membri devono avere sistemi di raccolta separata dei tessili usati, come ricorda l'Agenzia europea dell'ambiente.
- Dal 16 ottobre 2025 è in vigore la revisione della direttiva quadro sui rifiuti (direttiva UE 2025/1892): ogni Paese dovrà istituire entro 30 mesi un sistema di responsabilità estesa del produttore per tessili e calzature, in cui chi mette in commercio i prodotti paga raccolta, selezione e riciclo.
- Dal 19 luglio 2026 le grandi aziende non possono più distruggere abiti, accessori e calzature invenduti; per le medie imprese il divieto scatterà nel 2030.
Per un'industria come quella della calzetteria, in cui il riciclo da collant a collant di fatto non esiste, sono regole che trasformano un progetto pilota in un vantaggio competitivo.
Non solo Calzedonia, e cosa potete fare voi
Altri marchi ci provano, con strade diverse. Il Recycling Club di Swedish Stockings accetta collant di nylon di qualunque marca e in qualunque stato, per ora solo dall'Unione europea, e offre in cambio uno sconto del 20% sull'acquisto successivo; il materiale raccolto è finito in una serie di tavoli firmati dal designer Gustaf Westman. È riuso creativo più che riciclo da collant a collant, ma dimostra che la domanda c'è, e che le clienti sono disposte perfino a spedire indietro un paio di collant.
Nel frattempo, qualche gesto utile:
- Chiedete in negozio se il punto vendita aderisce alla raccolta: non tutti partecipano.
- Portate collant puliti, anche smagliati o bucati: il valore è nella fibra.
- Leggete l'etichetta: i collant con filato riciclato dichiarano la percentuale di materiale rigenerato.
- Allungate la vita di ogni paio: lavaggio a mano o in sacchetto, niente asciugatrice, denari più alti per l'uso quotidiano.
Il collant più sostenibile resta quello che si smaglia più tardi. Ma se Life Re-Tights manterrà le promesse, il secondo più sostenibile sarà quello che, una volta rotto, torna in negozio e ne esce come un paio nuovo.